Tomás Saraceno: tra arte e mistero

Tomás Saraceno, Particular Matter(s), 2020. Installation view of Aria, Palazzo Strozzi, Florence, 2020. Curated by Arturo Galansino. Courtesy of the artist; Andersen’s, Copenhagen: Ruth Benzacar, Buenos Aires; Tanya Bonakdar Gallery, New York/Los Angeles; Pinksummer contemporary art, Genoa; Esther Schipper, Berlin. © Photography by Studio Tomás Saraceno, 2020

Tomás Saraceno è un artista “scienziato e misterico”. Ho molto riflettuto su questa definizione in sé ossimorica, ma che risulta ineludibile per comprendere, almeno nell’ambito del tentativo, la complessità della sua opera. E’ scienziato; la scienza, infatti, è simbolicamente rappresentata dalla luce, dai lumi della Ragione, con la quale vengono dissipate le ombre che nascondono, ammantandola, la Verità. Ed è comunque “misterico”.

Il mistero si nutre e si veste di ombra, rifugge la luce, cancella i riferimenti. Tomás, con la scienza ed il mistero, pare avere l’ambizione di certi profeti di annunciare una Verità a valenza, al contempo, etica ed estetica. Saraceno invoca ed usa la luce della Ragione scientifica per superare i limiti fisici e contrastare la forza di gravità nel mentre si ammanta di ombre, nascondendo finanche i propri dati biografici.

Chi volesse apprendere notizie della vita di Saraceno, poco troverebbe sul web e nelle pubblicazioni che riguardano la sua opera. Sappiamo che è nato a San Miguel de Tucumán, in Argentina, nel 1973, da padre italiano. Nessuna notizia della madre.

 

L’artista Tomás Saraceno

Pare che abbia trascorso l’infanzia in Italia (dato confermato dalla buona conoscenza della lingua italiana). Risulta che abbia condotto studi afferenti all’arte e all’architettura, sia in Italia che in Argentina, ma nel 2001 si è iscritto alla Städelschule di Francoforte. Sappiamo anche che vive e lavora a Berlino. Satis!

Alla voce “biografia” nella sezione “artisti” delle gallerie che trattano la sua opera si legge: “Vive e lavora sul pianeta Terra”. A lui, dunque, si addicono la luce sfavillante della scienza e della tecnologia e l’ombra profonda del mistero.

Tale chiaroscuro governa anche la sua opera; lo si riscontra, infatti, tra le luminose superfici riflettenti e negli ambienti bui, raramente attraversati da luci che, anziché offrire punti di riferimento, evidenziano strutture reticolari, occupanti spazio, create da enigmatici esseri aracnoidei che sollecitano l’immaginazione verso lo spazio immenso ed incerto di nebulose e costellazioni ingenerando, nell’osservatore, un vorticoso sentimento di gotico sgomento.

 

Tomás Saraceno, Aerographies, 2020. Installation view of Aria, Palazzo Strozzi, Florence, 2020. Curated by Arturo Galansino. Courtesy of the artist; Andersen’s, Copenhagen: Ruth Benzacar, Buenos Aires; Tanya Bonakdar Gallery, New York/Los Angeles; Pinksummer contemporary art, Genoa; Esther Schipper, Berlin. © Photography by Studio Tomás Saraceno, 2020

La storia dell’arte ha conosciuto altri artisti-scienziati. Il pensiero va subito a Leonardo. Il maestro rinascimentale aveva fede assoluta nella scienza e nella razionalità umana e tale fede permeava ogni sua opera. Saraceno usa la scienza non come contenuto né come significante ma quale “materia” della propria opera.

E’ proprio la scienza con le sue coordinate razionali, sorretta dalla tecnologia, ad aiutare l’artista nell’atto creativo e nella fase realizzativa delle proprie opere. Queste, paradossalmente (ed è questo il momento più forte della creazione artistica di Saraceno), pur realizzate con ampio ricorso alla tecnologia e ai principi di fisica, pervengono ad una quota di senso se non anti, certamente meta-scientifico.

Saraceno, quale artista-scienziato, ha saputo dare forma e raffigurare un Universo non affidato al principio ordinatorio del logos né all’ingovernabile ed ingovernato strumento del caos; un Universo sorretto da un disegno che mentre risulta imperscrutabile dalla mente umana, lascia ampio spazio ad una cosmologia del dubbio, sorretta dalla consapevolezza che la razionalità, la ragione e il logos possono solo farci vedere limiti ed ulteriori confini, al di là dei quali, un disarmonico infinito torna – leopardianamente – a stupirci lasciandoci, però, consapevolmente felici di aver partecipato ad una Intuizione Alta dello Spazio.

Ho avuto l’opportunità di intervistare Saraceno il quale ha accettato di rispondere esclusivamente a domande inerenti il rapporto tra estetica e marketing, dichiarando che l’artista non parla di arte ma attraverso l’arte.

Installation view of Tomás Saraceno, ‘Event Horizon’ at Cisternerne, Copenhagen. Photography: Torben Eskerod. (Wallpaper.com)

Giuseppe Simone Modeo: iniziamo parlando di economia e creatività: esiste una relazione tra economia e creatività? L’aspetto economico viene preso in considerazione/influisce nel processo di creazione dell’opera?

Tomás Saraceno: «Sì, ma bisogna capire che generi di economie e quali valori si scambiano rispetto a questa economia; quali metabolismi digerisce. Penso a una economia energetica di pensiero; a una economia di essere comodo senza sapere, una economia dell’istinto.

Per economia – dal greco οἶκος (oikos), “casa” inteso anche come “beni di famiglia”, e νόμος (nomos), “norma” o “legge” – si intende sia l’organizzazione dell’utilizzo di risorse scarse (limitate o finite) quando attuata al fine di soddisfare al meglio bisogni individuali o collettivi, sia un sistema di interazioni che garantisce un tale tipo di organizzazione, sistema detto anche sistema economico.

Non credo che le risorse siano carenti, se ben utilizzate, di certo ogni risorsa è limitata e pertanto vanno eliminati sbilanciamenti e sprechi. Credo che il denaro non debba essere svincolato dall’etica, dai sentimenti, dall’amore dalla solidarietà, dalla compassione e dalla vergogna.

Le risorse sono abbondanti se valutate con la moneta planetaria di un’ottica che ci porta definitivamente fuori dallo sfruttamento coloniale. Non esiste ancora un’economia per questo mercato (amore solidarietà compassione vergogna…). E’ la politica che deve gestire i fatti, che siano scienza o economia.

Nel momento in cui il mercato è lasciato a se stesso è un disastro rispetto alle categorie di cooperazione e di solidarietà su cui deve basare il consorzio umano. In un mercato auto-referenziale e senza limiti non può che trionfare l’ingiustizia. Se il denaro è in mano a pochi, a pochi individui, sono quei pochi individui che gestiscono il potere e dunque la politica e l’informazione».

G.S.M.: Che ruolo svolge il marketing nella carriera di un’artista?

T.S.: « Credo nel lavoro, nella ricerca, nelle finalità, che sicuramente vanno comunicati. Credo che marketing e comunicazione non siano la stessa cosa. Non perdiamo il tempo a fare marketing, non c’è bisogno.».

G.S.M.: Qual è la differenza tra marketing emozionale e installazione interattiva?

T.S.: «On Space Time Foam come altre installazioni si basano sull’interazione, respirano assieme ai visitatori, l’arte è emotiva, persino il Minimalismo non è riuscito a tenere a bada l’emotività, cercando di tenerla a bada. Ma anche la scienza è emotiva. Il raggiungimento, seppure temporaneo di qualcosa porta sempre con sé un carico di emotività.

Il Marketing emozionale però può rimandare all’ingurgitare un qualcosa senza avere realmente fame, sottende all’incapacità di soddisfare le tue reali necessità di sostenerti e di dare un nome a quell’assenza che ti porta a mangiare senza riconoscere la tua sazietà. Qui nasce lo squilibrio e lo spreco. Se sapessimo riconoscere le nostre necessità saremmo più responsabili, le nostre società sarebbero più responsabili».

G.S.M.: Che differenza c’è tra un’esperienza già progettata in un tutti i suoi possibili sviluppi (marketing emozionale) e un evento che invece è sotteso a un essenziale margine di indeterminazione/caso?

T.S.: «Un buon equilibro tra tutte e due è essenziale. L’indeterminazione può essere determinata dal rimanere in ascolto, lasciare uno spazio non coltivato per i semi tenaci portati dal vento. La progettazione è altrettanto importante, ti rende più sicuro e libero di ascoltare, più pronto a ricevere il caso».

Ultimi Post di