Aste: tra le stelle americane l’arte italiana esce sconfitta

Pablo Picasso, Les femmes d’Alger, 1955. L’opera è stata battuta da Christie’s a New York per 179 milioni di dollari.
Pablo Picasso, Les femmes d’Alger, 1955. L’opera è stata battuta da Christie’s a New York per 179 milioni di dollari.

Una settimana calda quella che si è conclusa a New York. Tra aste, fiere e record, la Grande Mela ha avuto i riflettori puntati su di sé e lo spettacolo dell’eccesso è andato in scena. In questo gioco internazionale al rilancio più alto, abilmente orchestrato da dietro le quinte dalle case d’asta, non sono mancate anche le delusioni di una vera e propria debacle tutta italiana, nonostante il catalogo curato da Francesco Bonami con all’interno Maurizio Cattelan, il nome più noto al grande pubblico, a confermare l’amara certezza della situazione “provinciale” in cui versano i nostri artisti.

Star indiscussa delle aste newyorchesi è stato Pablo Picasso con Les femmes d’Alger (1955) che, aggiudicata per 179.4 milioni di dollari, riporta il pittore catalano sul gradino più alto del podio da dove era stato spodestato solo per poco tempo da  Francis Bacon con i Tre studi di Lucien Freud. Ma gli effetti speciali non si sono esauriti qui perché, qualche minuto dopo il record di Picasso, Man Pointing di Alberto Giacometti è diventata la scultura più cara al mondo aggiudicata a 141.285.000 dollari. Le aste, in particolari quelle che si tengono in una piazza come New York, ci hanno ormai abituato a questi ritmi sorprendenti con un pubblico che diventa spettatore e attore giocando a rialzi per aggiudicarsi l’opera-trofeo.

Un momento della vendita di Pointing Man, scultura del 1947 di Alberto Giacometti. Battuta per  141.3 milioni di dollari l'11 maggio scorso, è la scultura più cara del mondo.

Un momento della vendita di Pointing Man, scultura del 1947 di Alberto Giacometti. Battuta per 141.3 milioni di dollari l’11 maggio scorso, è la scultura più cara del mondo.

 

Come ogni evento mediatico che si rispetti, anche l’asta newyorchese di Christie’s, al pari di una kermesse cinematografica, ha riscosso clamore e polemiche sui social network, e la star della serata è stata anche quella più chiacchierata: l’hashtag #freethenipple, nato per protestare contro la censura di Facebook delle nudità femminili, ha invaso Twitter dopo che l’emittente americana Fox News ha oscurato i seni e i genitali delle donne dell’harem di Picasso. E questo fa pensare sul valore di un’artista che, nel XXI secolo, riesce ancora a suscitare polemiche o piuttosto lascia perplessi che un’emittente americana ritenga opportuno celare nudità femminili di un’opera d’arte.

La comunicazione e le aspettative che un’asta è in grado di innescare sono tra gli elementi che conducono al suo successo. Lo stesso catalogo è il primo strumento strategico per orchestrare lo spettacolo e, infatti, sia Christie’s che Sotheby’s sono state concordi nel tenere le stime di partenza molto basse. In questo modo hanno potuto ridurre il rischio di avere opere invendute per poi poter amplificare l’effetto sbalorditivo del risultato raggiunto. Le cabine di regia che si celano dietro allo spettacolo conoscono bene i loro pubblico di acquirenti, sanno che in sala, e dietro ai telefoni, si celano paperoni internazionali per i quali collezionare è un semplice lifestyle; HNWI (High Net Worth Individual, ndr) che da un lontano oriente guardano all’asta come ad un gioco strategico al quale prendere parte.

Les femmes d'Alger di Picasso censurate su Fox News

Les femmes d’Alger di Picasso censurate su Fox News

Perché, diciamolo sinceramente, chi tra gli addetti al settore non si aspettava una crescita esponenziale di prezzo rispetto all’opera di Picasso?!  Prima ancora dell’inizio dell’asta newyorchese, già si respirava profumo di record  sia per Picasso che per Giacometti, ribadendo il valore e l’eccezionalità che contorna Les Femmes d’Alger, una tela che vanta un curriculm espositivo di tutto rispetto dal Moma alla National Gallery di Londra passando per il Grand Palais, e per ultimo da Hong Kong, dove fu esposta prima di volare proprio a NewYork da Christie’sAssente dal mercato delle aste dal 1997 quando fu venduta a soli, si fa per dire, 31.9 milioni di dollari, si tratta di un’opera che aveva tutti i presupposti per divenire la più costosa al mondo. Datata 1955, periodo floridissimo per Picasso, Les femmes d’Alger fa parte di un gruppo di 15 lavori ispirati in particolare all’arte di Delacroix. L’eccezionalità ha contraddistinto anche l’altro record realizzato durante l’asta di Christie’s, ovvero Man Pointing, l’unico esemplare, dei sei esistenti, rimasto ad un privato, mentre gli altri sono ospitati in musei come la Tate e il Moma. Diventata la scultura più cara al mondo per 141.3 milioni dollari, anche in questo caso la sorpresa era prevedibile essendo l’artista svizzero tra i più pagati al mondo. Già nel 2010 il miliardario Lily Safra aveva fatto slittare i prezzi delle sue opere oltre i 100 milioni di dollari acquistando Walking Man a Londra da Sotheby’sL’Evening Sale di Christie’s ha totalizzato oltre 700 milioni di dollari con tassi di sell-through del 97% per lotti e del 99% in valore. In tutto sono stati dieci i record realizzati. Oltre Picasso e Giacometti, anche Chaim Soutine, Peter Doig, Cady Noland, Jean Dubuffet, Diane Arbus, Jean-Michel Basquiat, René Magritte e Robert Delaunay.

Un momento della Contemporary Art Evening Auction di Sotheby's a New York. L'asta si è chiusa con un totale di 379.6 milioni di dollari.

Un momento della Contemporary Art Evening Auction di Sotheby’s a New York. L’asta si è chiusa con un totale di 379.6 milioni di dollari.

Record che non sono mancati neanche il giorno seguente da Sotheby’s dove la serata è iniziata con l’aggiudicazione di Smear di Mark Bradford a 4,4 milioni di dollari, tela che ha raggiunto il valore di sei volte la stima alta. Unico lato oscuro che ha intaccato l’aura della serata da Sotheby’s, probabilmente sempre in virtù di quella paura per l’invenduto che perseguita le case d’asta, è stata la pratica diffusa della garanzia, che ha contraddistinto diverse opere presenti nel catalogo contribuendo a scardinare la fiducia nella trasparenza.
In questa settimana dorata da rilanci milionari, l’unico artista italiano che è ancora in grado di sorprendere è Rudolf Stingel con un nuovo record realizzato da una composizione a foglia d’oro contesa fino a 4,7 milioni. Troppe ombre, d’altronde, hanno oscurato la prima asta di arte contemporanea italiana a New York organizzata da Phillips de Pury il 13 maggio. Una vera e propria debacle, con 22 lotti invenduti su 64 presentati nel catalogo curato da Francesco Bonami.

RUDOLF STINGEL, Untitled, 2012. Estimate $4,000,000 - 6,000,000

RUDOLF STINGEL, Untitled, 2012. Estimate $4,000,000 – 6,000,000

Se le stime troppo alte potrebbero aver contribuito all’insuccesso di un’asta da nomi ancora poco storicizzati e sconosciuti al mercato internazionale, è certo che le piazze per vendere l’arte italiana rimangono ancora Londra e Milano.  Colpisce soprattutto che sia rimasta invenduta un’opera di Cattelan, proprio colui che Bonami continua a celebrare nel suo ultimo libro edito da Electa (Il Bonami dell’arte), omaggiandone la grandezza e la genialità e dicendo che le sue opere “rimarranno nell’etere”. La stella Cattelan è ormai cadente, con le quotazioni in discesa nonostante fino a due anni fa risultasse tra i primi 100 artisti venduti in asta. Poco importa che Bonami paragoni le sue mostre ad opere d’arte, la realtà è che Les Femmes di Picasso hanno creato più sconcerto del più mediatico e irriverente degli artisti italiani. La settimana newyorchese si conclude con il successo meritato della fiera di Frieze la cui bellezza ha surclassato tutti gli eventi collaterali e l’exploit di Picasso, tornato nuovamente a possedere lo scettro del mercato dell’arte internazionale, uno scettro sempre più lontano per gli artisti italiani.  A New York la generazione degli “Italics” ha fallito. Vuoi per le scelte sbagliate del curatore o per la debolezza delle gallerie, gli artisti italiani non sono stati apprezzati dal mercato internazionale, da quello che è disposto a comprare anche solo per status.

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