Tra passione e professione: il trasporto delle opere d’arte

Un momento della vita quotidiana di chi si occupa del trasporto delle opere d'arte.

«Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cu lavoriamo», sosteneva Tolstòj. Una frase che mi è sempre sembrata calzare alla perfezione a chi, ogni giorno, ha a che fare con l’arte. Me lo conferma in questa intervista anche Chiara Prisco, Business Unit Manager per il Fine Art di Gondrand by Fercam, azienda di trasporti nazionali e internazionali nata nel 1866 e oggi punto di riferimento per la movimentazione delle opere d’arte.

Nicola Maggi: Viaggiare è sempre un’esperienza stupenda, farlo con le opere d’arte immagino che sia un lavoro emozionante…

Chiara Prisco: «Lo è! È davvero un mondo multiforme ed intrigante. Richiede zelo, dedizione, precisione ed un altissimo livello di organizzazione. Si vive davvero a contatto con la vita segreta delle opere d’arte. Controlliamo il loro sonno, la temperatura e l’aria che respirano, le mani che le allestiscono, le casse che le contengono, i mezzi che le trasportano. Ci si affeziona sempre all’opera affidata alla propria cura. Si arriva a trattarla con la stessa tutela ed attenzione che si offrono ai bambini; si arriva a conoscerla profondamente. La si rispetta ed onora, a prescindere dagli orari e dalle giornate. La logistica d’arte non dorme mai! Credo che sia un lavoro che si può solo amare o odiare, senza vie intermedie. E se lo si ama, non si può fare a meno di viverne ogni più minimo dettaglio, cercando armonia e perfezione in ogni singola fase».

Chiara Prisco, Business Unit Manager per il Fine Art di Gondrand by Fercam

N.M.: Tra i tanti casi di cui vi siete occupati quali sono stati i più particolari?

C.P.: «Non posso ovviamente condividere eccessivi dettagli in merito alle opere, committenze e paesi.  Posso sicuramente confermare che i casi che abbiamo seguito in azienda ci hanno fatto sentire fortunati nell’essercene presi cura. A partire dai fossili fino ad arrivare al trasporto di vestiti antichi di altissimo valore, adattiamo la nostra tipologia di servizi alla situazione specifica, ridisegnando ogni possibile dettaglio delle nostre task lavorative a seconda della richiesta e necessità. Sicuramente, ci capita di organizzare dei servizi che hanno in sé del meraviglioso. Personalmente, reputo interessanti tutte quelle richieste che vengono generalmente marcate come ‘impossibili’ per via delle difficoltà di dimensioni delle opere, delle tempistiche potenzialmente insostenibili, delle specifiche troppo complicate da rispettare. Portare a termine un lavoro, nel rispetto di tutti i dettagli formali del caso, che poteva essere reputato infattibile è ingaggiante ed emozionante».

N.M.: … un esempio?

C.P.: «Un lavoro molto interessante, da poco concluso, tra tutti, è stata la movimentazione ed installazione del gruppo scultoreo dell’Annunciazione di Francesco Mochi (1603-1608) e del complesso delle dodici monumentali statue degli Apostoli, realizzate tra la fine del XVI e l’inizio del XVIII secolo presso il Duomo di Orvieto.  Aldilà del profondissimo valore storico e culturale del progetto, la movimentazione ha richiesto un lungo ed accurato studio tecnico di ogni singola manovra, presenza costante sul campo ed un’organizzazione precisa che ha previsto casse rinforzate, strumentazione tecnica specifica per gli altissimi pesi delle statue di marmo in questione, due gru con bracci meccanici, ponteggi e particolarissime ed innovative tecniche di installazione in altezza.  È stato un progetto indubbiamente sensazionale e di grande intensità».

Un momento della vita quotidiana di chi si occupa del trasporto delle opere d’arte.

N.M.: Entriamo un po’ più negli aspetti tecnici del vostro lavoro. Tra i tanti aspetti del collezionismo, quello del trasporto è spesso trascurato, specialmente i piccoli collezionisti, che optano per soluzioni fai da te… perché ci vorrebbe, invece, una maggior attenzione?

C.P.: «La logistica delle opere d’arte presume una serie di servizi che potrebbero essere trascurati se non ci si rivolge ad un operatore autorizzato. Un esempio potrebbe essere la dogana: vi sono sempre diverse possibilità di processi doganali, che sono obbligatoriamente da vagliare a seconda del motivo per il quale l’opera esce o entra in Paese. Spesso – nel trasporto ‘fai da te’, si può sottovalutare l’importanza di tale operazione e si potrebbe successivamente incorrere in una spesa maggiore di quanto prospettato.

Un altro esempio può essere rappresentato dall’espletamento delle cosiddette Formalità Belle Arti – un processo obbligatorio relativamente all’Import/Export di opere d’arte in Italia (ed anche in molte altre Nazioni). In generale, per rispettare lo status conservativo dell’opera che si è acquistata, è sicuramente utile conoscere – e decidere proattivamente – tutti i dettagli di viaggio che la stessa affronterà per raggiungere il suo acquirente. Questo tipo di controllo, tende ad essere esclusivamente realizzabile solo da chi ha esperienza nel campo e conosce profondamente i tecnicismi del nostro mestiere».

Un momento della vita quotidiana di chi si occupa del trasporto delle opere d’arte.

N.M.: Quali sono i requisiti che un collezionista, anche piccolo, dovrebbe tener presenti nella scelta di un trasportatore?

C.P.: «Credo che gli svariati e molteplici requisiti possano essere riassunti in una sola parola: affidabilità. Un concetto che si connette con la solidità finanziaria dell’azienda che si desidera scegliere, con la presenza del nome del trasportatore sul mercato, con le certificazioni tecniche in suo possesso relative agli standard di qualità utilizzati, alle referenze che si può chiedere di ricevere come attestazione di buona lavorazione nel campo del Fine Art. Più di ogni altra cosa, consiglierei di vagliare la preparazione, tempistica di risposta e tipologia di contatto con i referenti dell’ufficio/azienda che si desidera scegliere».

N.M.: Arrivando agli aspetti più pratici, dai costi ai servizi, passando per le tempistiche… può sintetizzarci cosa deve sapere un cliente prima di affidarsi ad una ditta di trasporti fine art?

C.P.: «Personalmente, credo molto nella ricerca di mercato per qualsiasi decisione tecnica di spesa si desideri intraprendere. Una volta ottenuti diversi preventivi per la stessa richiesta di servizio, consiglierei sempre al cliente di chiedere ai trasportatori maggiori dettagli: con quale compagnia aerea viaggerà l’opera? Che specifiche di noleggio aereo o marittimo sono state applicate al transito? Quante persone riferiscono alla voce di costo di consegna? Dove sono stati immaginati i servizi di overnight (pernottamento) delle opere durante il transito?

Solo ottenendo queste informazioni, si può davvero comprendere il tipo di sicurezza immaginato nel preventivo per il viaggio dell’opera e – soprattutto – così facendo, si potrà aver modo di analizzare l’aspetto economico coerentemente con la tipologia di servizio offerto.

Quando la quotazione è ‘libera’ e dipende dal trasportatore la tipologia di scelta di servizio, infatti, non sempre l’offerta più bassa è la più vantaggiosa. Ci sono diversi criteri da inserire nella valutazione – anche quelli della solidità finanziaria dell’azienda. Una volta scelta la tipologia di trasporto preferito, consiglierei sempre di far quotare tutte le aziende sulla stessa richiesta specifica per potersi preoccupare di fare un raffronto economicamente realistico».

Un momento della vita quotidiana di chi si occupa del trasporto delle opere d’arte.

N.M.: Quando si parla di arte e beni culturali ci si può imbattere anche in pezzi di valore inestimabile… in questi casi come si tutela il loro trasporto?

C.P.: «Questo è un capitolo del nostro lavoro che tende a rimanere strettamente vincolato alla segretezza. Si parte sicuramente dalle piccole sfumature (evitare brand sui veicoli che si occupano del trasporto su gomma; utilizzare mezzi furgonati con specifici antifurti; ascrivere la possibilità di seguire il tracking ai soli addetti ai lavori), fino ad arrivare poi alle specifiche sostanziali (come il dedicare un intero mezzo al trasporto di un’opera sola). Si intensificano sicuramente le misure di sicurezza e le specifiche di nolo/transito. Si evita che la scorta armata sia riconoscibile. Si condividono informazioni solo con chi è incaricato del progetto e solo se strettamente necessario. Tutta questa organizzazione viene poi costantemente posta al vaglio del committente, che ci inoltra le sue richieste di chiarimento o modifica, a seconda dei casi.  Sicuramente, il mio momento preferito del lavoro è quando finalmente l’opera viene esposta e diviene fruibile al pubblico. È in quell’istante, con i primi commenti dei visitatori, che comprendiamo che il nostro lavoro è terminato e sentiamo davvero il profondo valore di tutto quello che significa la parola: Arte».

1 Commento

  • Andrea M. ha detto:

    Chissà come deve essere interessante. Leggendo l’articolo facevo la mia riflessione: è toccare con mano ogni parte dell’opera in qiuestione, da intendersi non solo perti fisiche…intrigante…

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