Tra pubblico e privato il mix di fondi per il settore cultura

Foto di Thomas Martin da Pixabay

Lo studio redatto da KEA European Affairs per il Consiglio d’Europa dal titolo “The impact of the COVID-19 pandemic on the Cultural and Creative Sector ha fornito una prima valutazione dell’impatto economico che la pandemia ha avuto sul settore culturale europeo.

Il dato più rilevante risulta essere la diminuzione in modo significativo della spesa diretta per attività ricreative e prodotti culturali: -10% nel Regno Unito, -7% in Germania, -6% in Francia e -5% in Italia; consumi che si ipotizza continueranno a scendere nei prossimi mesi viste le restrizioni e la mancanza di politiche culturali mirate per la ripartenza.

In questo scenario, è importante quindi analizzare gli interventi sia da parte di soggetti pubblici che privati hanno messo in campo per rilanciare un settore che rappresenta circa l’1,6% del PIL e oltre 800 mila occupati.

Con riferimento alle misure pubbliche, il decreto Rilancio convertito in legge il 16 luglio ha introdotto alcuni importanti provvedimenti a sostegno della cultura, tra cui la cassa integrazione in deroga, gli aiuti agli autonomi, il ristoro per i mancati introiti dei musei e delle fondazioni culturali ed il sostegno ai teatri.

Tuttavia, come evidenziato dal parere della VII Commissione permanente della Camera, sono necessarie ulteriori misure per implementare la domanda di beni e servizi culturali, soprattutto per contrastare la povertà educativa e culturale e per sostenere le realtà più piccole.

 

Fondo di emergenza per le imprese culturali

 

Con il decreto Rilancio è stato stanziato un fondo da 210 milioni di euro nel 2020 per il sostegno al mondo del libro e all’editoria, agli spettacoli, ai grandi eventi, alle fiere, ai congressi e alle mostre annullati a causa dell’emergenza Covid-19 e ai musei non statali.

La finalità del fondo è quella di aiutare i musei e le imprese del settore culturale che, a causa dell’emergenza sanitaria, hanno visto cancellare le mostre e le fiere in programma. Per tali enti, la cancellazione degli eventi comporta il venir meno di una fonte primaria ricavi.

Tuttavia, la dotazione del Fondo emergenze imprese e istituzioni culturali da 210 milioni di euro è stata ridotta a 171,5 in sede di conversione del testo alla Camera.

 

Il sostegno dei soggetti privati

 

Unitamente alle misure pubbliche, è fondamentale l’intervento dei privati, che hanno erogato contributi sui territori regionali sopperendo alla scarsa liquidità a causa dei mancati introiti.

A tal proposito, lo scorso 13 luglio, Intesa Sanpaolo ha siglato un accordo con Federculture, Agis, Forum del Terzo Settore e Alleanza delle Cooperative per la costituzione di un Fondo di Solidarietà e Sviluppo da 5 milioni di euro, che consentirà di concedere finanziamenti fino a 25 milioni di euro alle realtà culturali più piccole e con particolari difficoltà di accesso al credito.

Da segnalare inoltre la partnership di Intesa San Paolo per la realizzazione dell’edizione 2020 della Quadriennale d’arte, la storica rassegna che dal 1931 si svolge ogni quattro anni a Palazzo delle Esposizioni a Roma facendo il punto sulla situazione artistica italiana.

Sul punto, il Presidente della Fondazione La Quadriennale di Roma ha commentato: «L’apporto che il gruppo Intesa San Paolo ha inteso dare alla diciassettesima edizione della Quadriennale d’Arte non è una semplice sponsorizzazione, esso infatti si configura come una vera e propria partnership. L’istituto, proprietario della più importante collezione privata d’arte in Europa, inserisce questo intervento all’interno di un suo vasto e articolato progetto a supporto alla conservazione e alla produzione d’arte nel nostro Paese.

Trovarsi a fianco un soggetto così autorevole e sensibile costituisce per noi, e per il sistema dell’arte, un viatico straordinario, che onora l’impegno dei curatori e degli artisti impegnati ed è un segnale di attenzione ad uno dei settori più caratterizzanti l’immagine stessa dell’Italia nel mondo».

 

L’insufficienza dei fondi europei

 

In questo scenario, però, manca un grande protagonista dello sviluppo della filiera culturale e creativa: l’Unione Europea, che non sembra aver compreso pienamente la gravità della crisi.

La Commissione UE ha deciso di diminuire i finanziamenti previsti per i programmi Erasmus+Europa Creativa e il Corpo Europeo di Solidarietà nel prossimo bilancio.

Una riduzione di risorse rispetto alla prima bozza del 2018 che prevedeva, invece, di aumentarne i fondi: il programma Erasmus+ avrà una dotazione di 24,6 miliardi (rispetto ai 30 annunciati) mentre Europa Creativa subirà una perdita di 330 milioni passando dai 1,85 miliardi a 1,52 miliardi.

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