Lucio Fontana Vs Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani nel suo studio e Lucio Fontana al lavoro.
Amedeo Modigliani nel suo studio e Lucio Fontana al lavoro.

Nel 2015 Lucio Fontana e Amedeo Modigliani sono stati gli italiani più cari sul mercato dell’arte entrando nella Top 10 delle aggiudicazioni più alte dell’anno. Il primo con l’opera Concetto spaziale, La fine di Dio del 1964, aggiudicato da Christie’s New York il 10 novembre scorso per 24.079.230 € e il secondo con il celebre Nu couché della collezione Mattioli, battuto sempre da Christie’s New York, ma il giorno prima, a 141.572.800 euroDue artisti molto diversi, ma accomunati da una storia di “mercato” in fondo non così dissimile. Oggi ne ripercorriamo brevemente la carriera, raccontandone anche il successo tra i collezionisti internazionali che ha portato agli straordinari record del 2015.

 

Lucio Fontana: con lui è ripartito il mercato degli italiani

 

Una vita spesa tra l’Argentina, dove nasce il 19 febbraio del 1899, e l’Italia, Lucio Fontana si forma artisticamente nel segno della scultura, prima sotto la guida del padre e, poi, all’Accademia di Belle Arti di Brera dove segue i corsi di Adolfo Wildt e la Scuola del marmo, diplomandosi nel 1929. La sua prima personale risale al 1930, presso la Galleria del Milione, a Milano, dove espone la scultura Uomo nero, opera di rottura rispetto alla produzione precedente e che segna l’inizio delle sue sperimentazioni sia figurative che tecniche che porteranno, già nel 1934, alle prime sculture astratte. Opere, queste ultime, che lo collocano vicino all’ambiente dell’astrattismo lombardo e del gruppo parigino “Abstraction-Création”. Agli anni tra il 1935 e il 1939 appartengono, invece, le sue sperimentazioni con la ceramica. Tornato in Argentina, fonda nel 1946 l’Accademia di Altamira che diviene un importante centro di diffusione culturale. E’ qui che nasce, nel novembre del ’46, il Manifesto Blanco e che, per la prima volta, compare, in un gruppo di suoi disegni, il termine Concetto Spaziale che prelude alla produzione successiva e a quello che sarà il primo Manifesto dello Spazialismo, redatto assieme ad altri artisti nel dicembre del 1947, dopo il suo rientro a Milano. Manifesto di cui seguiranno, in pochi anni, altre due stesure (1948 e 1950) e che sostiene la necessità di dar vita a nuove forme d’arte utilizzando i mezzi innovativi messi a disposizione dalla tecnica. Nasce così, nel 1949, l’Ambiente spaziale a luce nera, esposto alla Galleria del Naviglio, e inizia il ciclo dei “Buchi”, opere pittoriche dove all’intervento cromatico vengono aggiunti “vortici” di fori eseguiti con un punteruolo, che Fontana presenterà, per la prima volta, nel 1952 alla mostra Arte Spaziale sempre alla Galleria del Naviglio. Parallelamente proseguono anche le sue sperimentazioni con la ceramica i cui frutti saranno esposti nella mostra Twentieth-Century Italian Art, al MoMA di New York (1949) e alla personale del maggio 1950 organizzata alla XXV Biennale di Venezia. (Leggi -> Le ambientazioni di Lucio Fontana).

Lucio Fontana , Concetto spaziale, Attese, 1959

Lucio Fontana , Concetto spaziale, Attese, 1959

Il decennio successivo è quello della grande installazione luminosa per la IX triennale di Milano (1951) – oggi al Museo del Novecento -, del quarto Manifesto dell’arte spaziale e del Manifesto del movimento spaziale per la televisione (1952). Ma gli anni Cinquanta, per Fontana, sono anche gli anni della partecipazione ad importanti rassegne artistiche internazionali come la XXIX Biennale di Venezia (1958), dove gli viene dedicata una sala intera. Ma questi è anche il decennio della sua più intensa ricerca sperimentale che porterà alla nascita di alcuni dei suoi cicli più importanti: le Pietre, i Gessi (1954-1958), i Barocchi (1954-1957) fino ad arrivare, nel 1958, ai Tagli. Ma anche a serie particolari come i Quanta (1958-1960) – tele poligonali tagliate – o le Nature (1959-1960). A questa fervida creatività, si affianca una sempre più intensa attività espositiva con personali in tutto il mondo e presenze improntati alla Biennale di San Paolo (1959) e a Documenta (1959). Segnando un crescente successo internazionale che culminerà nel 1966 con le personali al Walker Art Center di Minneapolis, alla Marlborough Gallery di New York e alla Galerie Alexander Iolas di Parigi. E con il premio vinto alla XXXIII Biennale di Venezia. Milano, Venezia, Tokyo, Londra, Bruxelles. Negli anni sessanta l’opera di Fontana fa il giro del mondo e l’artista crea in questo decennio altri capolavori come la serie delle Fine di Dio (1963-1964) e dei Teatrini (1964-1966) o quella delle Elissi (1967), che rappresenta il culmine del suo rigoroso monocromatismo con le lacerazioni, sempre più regolari ed essenziali, inferte con la macchina, in linea con le nuove conquiste della tecnica. Pochi mesi dopo, il 7 settembre del 1968, Lucio Fontana si spegnerà a Varese lasciandoci in eredità una produzione immensa che conta circa 4.000 lavori tra sculture, dipinti, ambientazioni e 5.500 opere su carta. Le sue opere sono oggi presenti in importantissime collezioni museali, da quella dello Stedelijk Museum di Amsterdam al Centre Pompidou di Parigi, passando per il MoMa di New York e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Lucio Fontana, Concetto spaziale, La fine di Dio (1964). Quest'opera è stata aggiudicata da Christie's a New York nel novembre scorso per 24.079.230 euro, segnando il nuovo record d'asta per l'artista.

Lucio Fontana, Concetto spaziale, La fine di Dio (1964). Quest’opera è stata aggiudicata da Christie’s a New York, il 10 novembre scorso, per 24.079.230 euro, segnando il nuovo record d’asta per l’artista.

Dal 1986 ad oggi sono stati oltre 5.000 i passaggi in asta di opere di Lucio Fontana, ma è solo dalla fine degli anni Novanta che si assiste ad una crescita importante delle sue quotazioni e ad un ampliamento dei confini geografici del suo mercato, fino a quel momento ancora molto “nazionale”. Un successo supportato anche da un rinnovato interesse della stampa di settore. Dal 2000 ad oggi il suo indice dei prezzi è salito del 320% con un fatturato che nel solo 2015 ha raggiunto i 166 milioni di euro. Ma quello che impressiona di più è l’impennata che, nel 2015, ha avuto il suo prezzo medio di aggiudicazione che ha quasi raggiunto gli 800.000 euro, quando solo nel 2013 era di “appena” 400.000. In costante ascesa anche il numero di sue opere immesse sul mercato, in particolare dagli anni Duemila, con una media annua di 170 lotti. Ma negli ultimi due anni la media è salita addirittura a 250. E, cosa abbastanza inedita, nonostante l’incredibile incremento di presenza sul mercato, il tasso di invenduti si è ridotto di quasi il 10% attestandosi nel 2015 sul 21%, contro il 30% degli anni immediatamente precedenti.

LUCIO FONTANA, CAMINETTO, 1948 (EST. €120,000 - €180,000). Questa scultura è stata aggiudicata per 1.450.200 euro.

Lucio Fontana, Caminetto, 1948. Questa scultura è stata aggiudicata da Christie’s a Milano per 1.450.200 euro.

Tra le migliori aggiudicazioni in asta, oltre al già citato record del novembre scorso, sono da ricordare quella di Concetto Spaziale, La Fine Di Dio (1963), battuta nell’ultima Italian Sale di Sotheby’s a Londra per 18.961.680 € e quella di un altro Blank pixConcetto spaziale, La fine di Dio, sempre del 1963, aggiudicata il 12 novembre del 2013 da Christie’s New York per 13.825.050 €. Come sempre un’opera della stessa serie e dello stesso anno è stata quella che ha portato per la prima volta Fontana sopra la soglia dei 10 milioni. Era il 19 ottobre del 2008 e l’opera andava all’asta a Londra da Christie’s. Ma se le Fine Di Dio e le opere pittoriche sono oggi i suoi lavori più ambiti dai grandi collezionisti, sul mercato è presente praticamente tutto il “catalogo” di Fontana e negli ultimi anni si è assistito ad un ritorno di interesse anche per la sua attività di scultore e ceramista. Da ricordare, a tal proposito, l’ottima aggiudicazione dello scorso anno a Milano da Christie’s di un suo Caminetto del 1948 che, partendo da una stima di 120-180.000 euro, fu battuto a 1.150.000 €. Indicato da molti come il precursore dell’Arte Ambientale e della Land Art, Lucio Fontana è considerato, oggi, l’apripista del successo che l’arte contemporanea italiana sta riscuotendo in questi anni sul mercato internazionale.

 

Amedeo Modigliani: un grande artista per troppo tempo sottovalutato

 

A differenza di Fontana, Amedeo Modigliani incarna a pieno la figura dell’artista bohemien, con quel nomignolo, “Modì”, che per sonorità richiama drammaticamente alla mente la parola francese maudit: maledetto. Nato a Livorno il 12 luglio 1884 da padre italiano e madre francese, Modigliani si avvicina all’arte molto presto. E’ il 1898, infatti, quando prende le prime lezioni di disegno e pittura nello studio di Guglielmo Micheli. Dopo un periodo passato a Firenze, dove dal 1902 condivide lo studio con Oscar Ghiglia, si trasferisce a Venezia per frequentare l’Accademia. Qui si forma sui grandi maestri dell’arte antica e entra in contatto con i movimenti artistici internazionali. Lasciata la città lagunare si trasferisce nel 1905 a Parigi, dove conosce il medico Paul Alexandre che diverrà il suo primo sostenitore e collezionista. In quello stesso anno espone al Salon d’Automne. Di questo periodo ci rimangono, tra le altre cose, i 430 disegni della collezione Alexandre riunita, dopo la dispersione, all’inizio degli anni Novanta ed esposta, nel 1993, a Palazzo Grassi a Venezia e pubblicati all’interno del volume: Modigliani. La collezione Paul Alexandre (Allemandi, 1993). Trasferitosi definitivamente nella capitale francese nel 1909, Modigliani si avvia a diventare uno dei più grandi e poetici maestri del primo Novecento.

Amedeo Modigliani, Cariatide seduta su un plinto con candele accese, c. 1911. Dalla collezione di Paul Alexandre.

Amedeo Modigliani, Cariatide seduta su un plinto con candele accese, c. 1911. Dalla collezione di Paul Alexandre.

La sua formazione italiana, anzi toscana, si manifesta nel rigore assoluto e purissimo del disegno e nell’esaltazione della figura umana. Pur conoscendo profondamente i Cubisti, Modigliani non fu mai particolarmente attratto dalla razionalità della loro visione: affascinato, semmai, dalla semplicità sintetica della scultura africana, dal tocco nervoso di Toulouse Lautrec e dalle opere di Brancusi che aveva conosciuto grazie ad Alexandre. Un incontro, quello con lo sculture rumeno, che lo porta a limitare, per alcuni anni, la sua produzione pittorica per dedicarsi alla scultura. Arte con cui avrà sempre un rapporto conflittuale e che, sollecitato dal mercante Léopold Zborowski, abbandonerà tra il 1914 e il 1915 per dedicarsi unicamente alla pittura. Da quel momento, e fino al 1920 quando muore di tubercolosi a soli trentasei anni, Modigliani produce circa 300 tele che consistono, prevalentemente, in ritratti. In queste opere l’inconfondibile allungamento delle figure esalta l’eleganza solitaria e leggera dei personaggi, mentre le espressioni sono rese con una penetrante semplicità. Portato per natura a non legarsi a correnti o avanguardie, Modigliani resta sostanzialmente un grande isolato e la sua arte non farà “scuola”. La sua prima e unica personale è del 1917 presso la Galerie Berthe Weill di Parigi, dove espone una serie di ritratti di donna, tra i quali il celebre Nu couché (o Nudo Rosso). Inaugurata il 3 dicembre, la mostra rimase aperta per poco tempo a causa dello scandalo suscitato dalle opere esposte: allarmata dalla folla che si stava accalcando davanti alla vetrina della galleria per vedere i nudi, la polizia chiese che l’esposizione fosse chiusa immediatamente. Per molto tempo, infatti, i nudi di Modigliani sono stati considerati in modo volgarmente riduttivo come “pornografici”.

Amedeo Modigliani, Nu couché (Nudo disteso), 1917-18. Olio su tela, 60x92 cm.

Amedeo Modigliani, Nu couché (Nudo disteso), 1917-18. Olio su tela, 60×92 cm.

Alla sua morte, Modigliani ha lasciato una produzione che ammonta, tra disegni, sculture e dipinti, ad poco più di un migliaio di opere a differenza di Fontana che, invece, ne lasciate quasi diecimila. Come l’artista italo-argentino, però, il mercato del livornese è rimasto sottovalutato per moltissimi anni. Entrato solo lo scorso anno, con l’incredibile aggiudicazione del Nu couché (141.572.800 €, da Christie’s NY), nel cosiddetto “$ 100 Million Club” al fianco di Pablo Picasso, Francis Bacon, Edvard Munch e Andy Warhol, fino a 15 anni fa Modigliani faceva registrare aggiudicazioni, per i suoi dipinti, attorno tra i 4 e i 7 milioni di euro, mentre Picasso, Renoir o Van Gogh raggiungevano già cifre esponenzialmente più alte. E lo stesso vale per le sue sculture: fino al 1995 venivano offerte sul mercato con stime che raramente raggiungevano i 100.000 euro, decisamente inferiori a quelle, ad esempio, di un Brancusi. Il 4 novembre 2014, invece, una sua Tête del 1911-12, è stata battuta per 50.437.800 € da Sotheby’s New York. Aggiudicazione che ha contribuito, peraltro, assieme ai successi registrati dalle opere di Alberto Giacometti, a ridefinire il mercato di questa forma d’arte che negli ultimi quattro anni è caratterizzato da una rinnovata vitalità. (Leggi -> Modigliani da record: il Nu couché venduto per 170.4 milioni di $)

Amedeo Modigliani, Tête, 1911-12. Battuta per 50.437.800 € da Sotheby's New York il 4 novembre 2014.

Amedeo Modigliani, Tête, 1911-12. Battuta per 50.437.800 € da Sotheby’s New York il 4 novembre 2014.

Dal 1986 ad oggi sono stati 1235 i passaggi in asta di opere di Amedero Modigliani, negli ultimi 15 anni il suo indice dei prezzi è cresciuto del 116%. Sempre poche le sue opere presenti annualmente in asta. Il 2015, per quanto riguarda questo aspetto del suo mercato, è stato uno degli anni “record” con 45 lotti venduti. Per trovarne di più si deve risalire al 2006: 46. Lo scorso anno, peraltro, il suo tasso di invenduto è stato bassissimo, 22.9%, contro una media che si attesta normalmente tra il 30 e il 40%. E anche il suo prezzo medio di aggiudicazione nel 2015 ha fatto registare un’impennata, superando i 5 milioni di euro mentre in passato era sempre tra i 2 e i 4 milioni. Prima del record stabilito con il Nu couché, la sua aggiudicazione più alta era di 44.107.800 € e risaliva al 2010 quando, il 2 novembre da Sotheby’s NY, fu venduto il suo dipinto Nu assis sur un divan (la belle romaine) del 1917. Oggi, che il suo mercato è decisamente fiorente, a pesare sulla sua presenza in asta è la situazione nebulosa relativa alle autentiche. I recenti scandali legati al suo archivio, infatti, hanno portato alla chiusura della Fondazione e oggi le grandi case d’asta accettano solo le opere di Modigliani inserite nel catalogo di Ambrogio Ceroni, Catalogue de l’Oeuvre Peint de Modigliani, che però non è più aggiornato dalla metà degli anni Settanta; o i lavori la cui provenienza e storia è ricostruibile con il maggior numero di dettagli, così da poter ridurre al minimo la possibilità che sia un falso.

3 Commenti

  • armellin ha detto:

    Per entrambi permane il rischio falsi. Entrambi sono morti e non possono godersi il successo preparato a tavolino da staff di professionisti della finanza, broker senza peli sullo stomaco. Modigliani ha penato di più e mi fa piacere il successo del suo casto nudo, il nudo femminile vende sempre di più di quello maschile, come i pubblicitari sanno bene. Continuo a sostenere che in un mercato internazionale l’appartenenza nazionale non conta più di tanto. Gli artisti sono cosmopoliti. SA

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Ciao Nicola, “scontro” interessante tra questi due grandi protagonisti, uno del passato (Modigliani), l’altro più recente (Fontana). Di Modigliani non conosco molto, non ho avuto mai l’ooportunità di interrogare il suo lavoro, di Fontana in vece ho maggiori elementi in quanto più volte ho approfondito il POST WAR. Egli è stato un protagonista assoluto di quel periodo, per innovazione, ricerca e sperimentazione, dal NEON ai BUCHI sino a TAGLI, senza dimenticare la FIGURAZIONE con disegni straordinari.
    L’auspicio è che tutti quelli che gli sono stati vicini nei movimenti e nelle correnti potessero anche loro avere un riconoscimento, certamente non di queste misure, ma per lo meno che non si dimenticassero come spesso accade. Mi riferisco a PEVERELLI, DANGELO, DOVA, CRIPPA, COLOMBO ed altri.
    Mi auguro che tutto il nostro Dopoguerra con i vari attori venga maggiormente considerato e ricondotto sui giusti binari come arte, storia, cultura e sociale.
    Daniele

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Daniele, qualcosa si sta già muovendo nella direzione che auspichi. Penso alle recenti riscoperte di artisti come Mauri, Baruchello, Agnetti, Griffa o al Pop Italiano. Giusto per citare i segnali più interessanti dello scorso anno. Se la crisi finanziaria non ci mette lo zampino, il 2016 potrebbe essere molto interessante. Poi ovviamente ci sono le mode, che dettano un po’ troppo le agende dei collezionisti. E allora si vedono artisti come il nostro Vedova, protagonista di un bellissimo solo show ad Art Basel 2015, che nelle aste fa sempre registrare risultati modesti. Ma oggi il mondo più in fermento è quello delle gallerie. Vedremo cosa succede.

      Un caro saluto

      Nicola

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