Vajont: un concorso d’arte per rinascere

Il 9 ottobre 1963, una frana lunga 2 km, di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e terra si staccò dal Monte Toc piombando nell’invaso artificiale del Vajont. Circa 25 milioni di metri cubi d’acqua scavalcarono la Diga riversandosi nella valle del Piave e causando 2000 vittime. Da allora, ogni anno, oltre 200mila persone vengono a visitare i luoghi di questa tragedia che, qui, ha fermato la storia e lo spirito dell’uomo. Adesso, a distanza di 51 anni, qualcosa sta per cambiare grazie ad un doppio concorso artistico internazionale: Two calls for Vajont, lanciato da Dolomiti Contemporanee, progetto culturale innovativo che dal 2011 opera in contesti critici nella regione delle Dolomiti per fornire, attraverso l’arte e la cultura contemporanea, uno stimolo propulsivo a siti depressi, ma dotati di grande potenziale.

 

L’arte come scommessa sul futuro

 

«L’arte e la cultura – afferma Gianluca D’Incà Levis, curatore di Dolomiti Contemporanee – se applicati con un programma strategico possono dare impulsi concreti ad un territorio, rivitalizzarne parti significative che giacciono temporaneamente inerti. Per questo, dalla fine del 2011, abbiamo iniziato a lavorare sulle Dolomiti con un progetto che voleva essere innovativo sia dal punto di vista estetico che concettuale. Abbiamo individuato sul territorio delle fabbriche o dei grandi siti di archeologia industriale abbandonati, ma che mantenevano intatte le loro potenzialità sia logistiche che estetiche. Li abbiamo colonizzati facendone delle residenze internazionali per artisti e, grazie alle attività culturali ed artistiche svolte al loro interno, li abbiamo rivitalizzati e, in poco tempo, sono stati così riaffittati». «I successi ottenuti – aggiunge D’Incà Levis – hanno fatto sì che venissimo contattati dal Sindaco del Comune di Erto e Casso che ci ha chiesto di riaprire l’ex scuola elementare di Casso, chiusa a causa dei danni dovuti alla frana del Vajont. E’ nato così il Nuovo Spazio di Casso, il centro per la cultura contemporanea che oggi è il quartier generale da cui si gestiscono le operazioni del concorso Two Calls».

La frana del Monte Toc vista dallo spalto del Nuovo Spazio di Casso, Centro per la Cultura Contemporanea sorto nell'ex scuola elementare di Casso, sopra la Diga. Photo: Dolomiti Contemporanee

La frana del Monte Toc vista dallo spalto del Nuovo Spazio di Casso, Centro per la Cultura Contemporanea sorto nell’ex scuola elementare di Casso, sopra la Diga. Photo: Dolomiti Contemporanee

Ma Casso non è una fabbrica chiusa dalla crisi economica, qui la “crisi” l’ha portata una tragedia che ha fagocitato tutto, impedendo il normale divenire della storia e cristallizzando il tempo a quel 9 ottobre 1963. Ed è per rompere questo stato di inerzia che nasce Two Calls: «Quello che è successo in queste terre è una cosa difficilissima da elaborare – spiega il curatore di Dolomiti Contemporanee -, però sono passati 51 anni da quel 9 ottobre e noi vogliamo costruire nuove immagini in questo luogo che oggi conosce solo questa tragedia, dove la gente, lasciata per troppo tempo da sola, ha quasi dimenticato il suo ruolo. L’uomo ha il dovere di continuare a vivere e non può limitarsi a commemorare. La riflessione di fondo da cui nasce questo concorso è la convinzione che l’arte contemporanea sia una delle modalità di sensibilità intelligente che abbiamo a disposizione per riflettere sul senso delle cose e per farci carico di questa riflessione sul significato dei luoghi e della storia». «La memoria è indispensabile, fondamentale – conclude Gianluca D’Incà Levis – ma, se guardando alla Diga del Vajont o alla ex scuola elementare di Casso si pensa solo a quel 9 ottobre 1963, questo guardare non serve a niente, né ai 200mila turisti che ogni anno vengono a visitare la diga né a chi ci vive. Se, invece, guardando a questi due simboli della tragedia, oltre che uno sguardo rivolto al passato si avrà anche una visione proiettiva, allora potremo rompere l’egemonia della tragedia in favore delle idee e questi luoghi potranno rinascere e non saranno visitati e vissuti solo come teatro della memoria. L’arte, in questo, è un modo intelligente per elaborare una posizione critica nei confronti di cose che non vanno mai date per scontate».

La Diga del Vajont, cantiere di A call for a line - Foto: Giacomo de Donà

La Diga del Vajont – Foto: Giacomo de Donà

Una visione, quella del curatore di Dolomiti Contemporanee, che trova concorde anche l’antropologo francese Marc Augè – membro della giuria del concorso – il quale, durante una recente visita ai luoghi della tragedia, ha spiegato:  «L’arte  ha valore se comincia qualcosa, se inaugura qualcosa. L’inaugurazione non è il rifiuto del passato, ma l’idea di ricominciare e quest’idea mi sembra essenziale. Non si tratta di negare qualcosa, ma di tenere conto del fatto che è passata: ha un inizio, una fine e un seguito. E questo seguito è un rinnovamento, un nuovo inizio. Credo che siti come questo non solo autorizzino un tale approccio, ma lo impongano, in qualche modo».Così, dopo cinquantun anni, grazie a Two calls, la Diga del Vajont e la facciata sud del Nuovo Spazio di Casso che guarda al segno indelebile della frana, con la sua inconfondibile sagoma ad M, da simboli di morte si trasformeranno in due cantieri artistici.

 

Two calls for Vajont: a novembre i vincitori

 

Alfredo Jaar, Marc Augé, Cristiana Collu, Angela Vettese, Franziska Nori e Maria Centonze. Sono loro i membri della commissione che, entro il prossimo novembre, dovrà valutare i progetti che, proprio in questi giorni, stanno arrivando da tutto il mondo nel Nuovo Spazio di Casso – gestito da Dolomiti Contemporanee. Ne sarà scelto uno per ognuna delle sezioni in cui si divide Two calls for Vajont: A call for a Line, per la quale sarà individuata un’opera d’arte contemporanea da installare permanentemente sulla Diga e che segnerà il livello (linea) che aveva l’acqua all’interno dell’invaso nel 1963, e A call for a Wall: sezione che riguarda la facciata del Nuovo Spazio di Casso per la quale gli artisti sono chiamati a progettare un’opera col neon, che si relazionerà direttamente con il segno immane della frana del monte Toc. In attesa di conoscere l’esito di questo concorso che, una volta di più, ci ricorda l’importante ruolo dell’arte nella nostra vita, vi lasciamo con questa video-intervista di Marc Augé realizzata da Dolomiti Contemporanee durante il sopralluogo nei siti interessanti dal concorso.