Un’estate d’arte tra mostre in galleria e festival

Luca Vitone, Ricondursi al luogo. Bussola 1989, provino fotografico, 2,4 x 3,6 cm. Photo credits e courtesy the artist

Se il caldo afoso di questi giorni non vi sta fiaccando troppo e avete voglia di dare un ultimo sguardo a qualche interessante mostra d’arte prima della meritata pausa estiva, ecco a voi un rapido elenco di summer show che, a mio avviso, meriterebbero la vostra attenzione. Iniziamo con la terza edizione di straperetana che da domani, domenica 7 luglio, torna nei vicoli, piazze, abitazioni dismesse e edifici storici del borgo di Pereto, in provincia de L’Aquila. Qui, fino all’11 agosto potrete animare le opere realizzate da 18 artisti che per le loro creazioni si sono lasciati ispirare dal sottotitolo dell’evento: La luna vicina, che vuole mettere in evidenza il carattere “satellitare” del borgo, facilmente raggiungibile rispetto a centri più grandi quali Roma, L’Aquila, Pescara eppure posto in una condizione di lontananza, periferica.

Serena Vestrucci, Ritagli di tempo, 2019, libro ritagliato, 21 x 27,5 x 3,5 cm. Photo credits e courtesy the artist

Proprio a partire da questa suggestione gli artisti presenteranno, così, opere che puntano in direzioni diverse, concependo Pereto come un possibile luogo di fuga e rifugio, come uno spazio da scoprire, come un territorio familiare e straniante al tempo stesso, come un approdo per riflettere sulla propria pratica artistica. Questi i nomi dei 18 artisti (di cui due collettivi) inviati all’edizione 2018 di straperetana: Paola Angelini (San Benedetto del Tronto, 1983), Luca Bertolo (Milano, 1968), Chiara Camoni (Piacenza, 1974), Luca De Leva (Milano, 1986), Cleo Fariselli (Cesenatico, 1982), Matteo Fato (Pescara, 1979), Raffele Fiorella (Barletta, 1979), Franca (Adelaide Cioni e Fabio Giorgi Alberti), Giuseppe Gallo (Rogliano, 1954), Paolo Icaro (Torino, 1936), Silvia Mantellini Faieta (Pescara, 1992), Aryan Ozmaei (Teheran, 1976), Pawel und Pavel, Gioele Pomante (Pescara, 1993), Giuliana Rosso (Chivasso, 1992), Federico Tosi (Miano, 1988), Serena Vestrucci (Milano, 1986), Luca Vitone (Genova, 1964).

Una vista dell’allestimento di Take Care

Concetto spaziale, opera del 1949 di Lucio Fontana e Il potatore del 1954 di Aldo Borgonzoni sono alcune delle opere d’arte che dialogano da un opposto orizzonte, eppur tangente in occasione della mostra: TAKE CARE. Arte moderna e contemporanea dal Patrimonio del Gruppo Unipol in corso, fino al 27 settembre, presso le due sedi di Unipol di Milano (Corso di Porta Romana, 19) e Bologna (CUBO) in un doppio percorso specifico che mette insieme oltre venti opere, spaziando dalla pittura metafisica e concettuale fino al Realismo, dalle suggestioni simboliste, fino alle prime avvisaglie delle avanguardie passando dalla scultura alla fotografia fino al digitale. A cura di Ilaria Bignotti, TAKE CARE dimostra come gli artisti, dal secondo dopoguerra fino all’epoca attuale, abbiano saputo interpretare e anche innescare il rinnovamento socio-culturale, ma anche ideologico ed economico del loro tempo, definendo l’immagine della nuova Italia.

Il Forte di Monte Ricco. Foto di Giacomo De Donà

To be here and there è la collettiva che dal 12 luglio aprirà l’estate 2019 al Forte di Monte Ricco a Pieve di Cadore sulle Dolomiti bellunesi. Alfred Agostinelli, Veronica Bisesti, Roberto De Pol, Cristiano Focacci Menchini, Anna Groaz, Corinne Mazzoli, Francesco Nordio, Panem et Circenses, Sara Podetti, Ilaria Salvagno sono gli undici artisti coinvolti nel progetto e che trattano una serie di temi connessi a paesaggio e territorio, intesi come ecosistema culturale, ovvero spazio aperto, interconnesso. Dunque ecosistema come metodo e koinè: un’attitudine ad attraversare i luoghi, com-prendendoli, e sviluppando una riflessione integrata su di essi, attraverso azioni responsabili e pratiche rigenerative, che ne consentano la ridefinizione critica.

Alberto Biasi, Dinamica 61, 1973

Alberto Biasi, Winfred Gaul, Edgar Hofschen, Jürgen Knubben, Mario Nigro e Gianfranco Zappettini sono, invece, i protagonisti di Summer Vision, appuntamento estivo della milanese Galleria Menhir Arte Contemporanea che sarà visitabile fino al 28 luglio. Una quindicina le opere in mostra che vanno a ricoprire un periodo di circa 50 anni, dal 1963 al 2019 offrendo la visione di lavori di straordinario valore storico e artistico in una panoramica che presenta alcune tra le figure più significative della storia dell’arte del secondo dopoguerra.

Alcuni dei lavori di Santiago Sierra che saranno in mostra alla Prometeogallery

21 artisti contemporanei riuniti all’insegna di una linea comune,  quella del disegno inteso nelle sue molteplici accezioni, espressive, simboliche e rituali. E’ questo il concept di Demons in a Line. Del disegno e altri demoni, la collettiva estiva di Prometeogallery che fino al 31 luglio sarà visitabile nello spazio di Via Ventura 6 a Milano.  Le opere esposte testimoniano come il disegno nel corso del Novecento sia stato, nonostante la sua aura di medium “antico” uno strumento di ricerca e sperimentazione diffuso e continui questa sua vocazione nel XXI secolo. Questi gli artisti esposti: Valerio Adami, Maria José Arjona, Balthus, Filippo Berta, Giuseppe Buzzotta, Carlo Carrà, Fabrizio Cotognini, Regina José Galindo, Alberto Garutti, Maria Lai, Sol Lewitt, Osvaldo Licini, Anibal Lopez (A1 – 53176), Ruben Montini, Dim Sampaio, Mario Santizo, Wael Shawky, Karan Shrestha, Santiago Sierra, Giuseppe Stampone, Driant Zeneli.

Cosimo Veneziano, Disegno preparatorio per scultura in marmo, 2019.

A Novi Ligure, dal 19 luglio al 15 settembre Fondazione La Raia – arte cultura territorio presenta BIOMEGA Multiverso, una mostra site-specific di Cosimo Veneziano, a cura di Ilaria Bonacossa, realizzata presso Tenuta Cucco. L’artista, in collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università IULM di Milano, ha realizzato nell’ultimo anno un lavoro trans-disciplinare sull’uso delle biotecnologie in ambito agroalimentare, per riflettere sulle procedure di acquisto dei consumatori, oggetto di studio del neuromarketing. Partendo da queste indagini, Cosimo Veneziano ha realizzato BIOMEGA Multiverso, un’installazione composta da serigrafie e ricami su tessuto in dialogo con un’inedita piralide in marmo, una farfalla della specie Ostrinianubilalis il cui bruco è un parassita devastatore del mais. Uno degli obiettivi del progetto è indurre il visitatore a interrogarsi su quanto l’estetica, e l’applicazione degli studi delle neuroscienze, possano influire sulle sue scelte di consumatore.

Gerold Miller, Monoform 31, 2014

A Firenze, invece, la Galleria Eduardo Secci Contemporary ha da poco inaugurato la personale di  Gerold Miller uno degli artisti più rinomati a livello internazionale della sua generazione, grazie ai suoi lavori ai limiti tra arte minimale e concettuale. Da sempre, l’artista è devoto al concetto della qualità figurata nelle aree al confine della scultura, degli oggetti tridimensionali, zone delimitate da pareti e spazi definiti in maniera scultoria e visiva. Le sue opere derivano da un uso radicalmente ridotto di forma e colore; non contengono messaggi allusivi né scaturiscono associazioni. Per l’occasione, Gerold Miller presenterà una serie di nuovi lavori da parete, creati appositamente per questa mostra, insieme a un gruppo di sculture di acciaio specchiato laccato disposti su una piattaforma sul pavimento. Entrambe le serie sono rappresentative della ricerca unica e distintiva dell’artista riguardo agli aspetti pittorici e dello spazio.

Ian Kiaer, Ping, murmer © Ian Kiaer. Courtesy of Alison. Jacques Gallery, London. Photo: Michael Brzezinski

Sempre a Firenze, Ping, murmer è il titolo della mostra inauguata negli spazi di BASE / Progetti per l’arte da Ian Kiaer che, con il suo personale ed inedito uso dell’assemblaggio, attraverso il quale associa elementi particolari della storia dell’architettura, pittura e prelevati dal quotidiano, si è affermato nel panorama internazionale dell’arte contemporanea dall’inizio degli anni 2000. Con Ping, murmer, l’artista inglese torna ad esporre in Italia, per la prima volta dopo la personale alla Gam di Torino del 2009, esattamente dieci anni fa, con un progetto pensato appositamente per lo spazio non profit di Firenze. La mostra è visitabile fino al 20 settembre.


Marco Cingolani, Tentativo di costruzione n.22 ferro, rame stagno magneti al neodimio 180x35x35

Con la mostra esser mio frale la galleria Idill’io di Pio Monti a Recanati presenta la personale di Marco Cingolani. La mostra rientra nelle celebrazioni del bicentenario della stesura del canto leopardiano L’Infinito. L’esposizione, oltre ad una scultura, comprende anche le opere grafiche che rivelano la continua ricerca dell’artista sulle idee che portano all’opera scultorea. L’artista esplora le stesse preoccupazioni con mezzi diversi come il disegno, un’attività quotidiana che corre parallela alla sua scultura.

Installation view André Mendes – Ainda não, 2019. Courtesy of Matèria. Photo Roberto Apa

A Roma, la galleria Matèria ha inaugurato la stagione estiva con Ainda não, la prima mostra personale in Italia dell’artista brasiliano André Mendes. Mendes, invitato a far propri e ridefinire gli spazi di Matèria, intraprende un processo di occupazione e appropriazione della galleria attraverso una pratica che coniuga l’impegno per la ricerca concettuale con un’ esperienza puramente estetica. Attraverso l’uso fluido di diversi media e il tentativo di superare i limiti imposti dalle tecniche e dal linguaggio pittorico l’artista fa del processo parte integrante del suo lavoro.

Una vista di CONCRETE l’intervento site-specific di Cristina Treppo

Infine, una mostra che ci riporta nella Venezia della Biennale dove, all’interno del Palasport “Giobatta Gianquinto” (Palasport Arsenale), raro esempio di architettura brutalista nel cuore della città lagunare, a pochi passi dall’ingresso della Biennale, l’Associazione Culturale YARC – Yvonneartecontemporanea presenta, dall’11 al 21 luglio 2019, l’intervento site-specific di Cristina Treppo, terzo appuntamento di “Project Room”, a cura di Maria Yvonne Pugliese e Riccardo Caldura. L’esposizione, intitolata “Concrete” nasce dalla rilettura delle caratteristiche scabre, essenziali, e allo stesso tempo non prive di una loro tonalità emotiva, dello spazio architettonico veneziano, e si articola, anche dal punto di vista dell’allestimento, in diretto contatto con le pareti e le superfici di cemento grezzo. Le opere della Treppo sono forme che possono ricordare dei vasi, o comunque dei contenitori, dall’aspetto senza tempo, proprio grazie al particolare uso del materiale, quasi dei reperti, o dei ritrovamenti affiorati durante la fase di demolizione del sito antico per far posto alla nuova struttura e finora mai esposti