Withers Meets Art: come raccontare i valori aziendali con l’arte…

Titina Maselli Il calciatore ferito, 1963, Oil on canvas, 144,3×144,3 cm. Courtesy Galleria Massimo Minini. Credits photo Massimiliano Stucchi /IPP

Withers Meets Art è il progetto ospitato nella sede milanese dello studio legale internazionale Withers, in un elegante palazzo in Via Durini, a fianco la chiesa romana di Santa Maria della Sanità. Esposizioni temporanee si fanno espressione dei valori aziendali attraverso una scelta curatoriale precisa realizzata con la collaborazione di London Trade Art. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Giulia Cipollini e con Francesca Casiraghi (Ceo e co fondatrice insieme a Andrea Seminara) e Jessica Tanghetti (curatrice) di London Trade Art.

 

Elena Solito: La tradizione, tutta americana, di aprire gli studi legali all’arte mostrando le proprie collezioni o ospitando altri artisti, è un’operazione inclusiva che si inserisce all’interno dell’esclusivo sistema dell’arte (pur stando esterno ai luoghi più convenzionali). Avvocato Cipollini ci racconta come nasce l’idea del progetto, in concomitanza con il trasloco nella nuova sede di via Durini e come si sviluppa?

 

Giulia Cipollini: «L’idea del progetto Withers Meets Art nasce dalla nostra volontà di mettere in risalto i valori fondamentali della cultura di Withers attraverso l’arte, vera e propria colonna portante dello studio nell’assistenza legale prestata ai nostri clienti. Withers sostiene infatti con forza il settore dell’arte, grazie anche alla lunga esperienza e il track record che possiede a livello internazionale nella practice di Art Law, che guido personalmente a livello italiano. La nostra nuova sede di Via Durini, poi, grazie alla varietà e all’ampiezza degli ambienti interni ed esterni, ci permette di dare il giusto risalto a molte tipologie diverse di opere d’arte».

Courtesy opere di Lisa Ponti: Galleria Federico Vavassori. Credits foto: Massimiliano Stucchi /IPP

 

E.S.: London Trade Art si pone come un ponte tra arte e mercato, sfruttando le potenzialità di una piattaforma digitale e mettendo in connessione le diverse professionalità del settore. Di fatto offrite una modalità diversa di investimento. Ci racconta meglio il progetto?

 

Francesca Casiraghi: «London Trade Art nasce dalla volontà di espandere i pubblici dell’arte, tramite la creazione di metodi alternativi di investimento in arte che sfruttino le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, nel rispetto dell’identità e delle caratteristiche proprie di questo settore. Accogliendo le esigenze di una nuova generazione di collezionisti high-tech internazionali, LTArt ad oggi offre un servizio diversificato e personalizzato di acquisto di opere d’arte, dedicato a privati e ad aziende, che si propone di efficientare il sistema attuale dell’arte.

Lo scopo ultimo è quello di introdurre un modello innovativo di co-proprietà d’arte digitale, tramite la progressiva integrazione di tre servizi di acquisto online che faranno parte di una piattaforma onnicomprensiva: un Art Marketplace, attualmente attivo, che propone un portfolio selezionato di opere d’arte contemporanea, oltre che stampe e multipli di artisti storicizzati; un servizio di Art Pooling Investment, al momento in fase di lancio offline e che sarà integrato a breve sulla piattaforma, che consentirà di acquistare opere d’arte in quote (Art shares); e infine una borsa dell‘arte (Art Exchange), che permetterà non solo di divenire co-proprietari ma anche di scambiare le Art shares acquistate, tramite un sistema di compravendita simile a quello finanziario.

Crediamo fortemente che uno sviluppo graduale del progetto consenta di educare, sensibilizzare e rafforzare un network non solo di appassionati d’arte e professionisti del settore, ma anche di aziende e professionisti di altri ambiti verso una progressiva accettazione della compravendita digitale».

Francesco Vezzoli, “Portrait of Sophia Loren as the Muse of Antiquity (After Giorgio de Chirico)”, (2011), courtesy dell’artista. Credits foto: Massimiliano Stucchi /IPP

 

E.S.: Invece nello specifico del progetto Withers Meets Art che tipo di consulenza fornite?

 

F.C.: «Con lo scopo di avvicinare il mondo delle aziende a quello dell’arte, London Trade Art ha sviluppato un servizio tailor-made e diversificato di consulenza artistica, che spazia dall’ advisory e gestione di trattative private e collezioni corporate, alla realizzazione di programmi artistici volti a rappresentare i valori aziendali tramite l’arte. Il progetto Withers Meets Art, nato dalla collaborazione con lo studio legale Withers, si è dimostrato pionieristico in questo campo, dando il via a un ciclo di mostre d’arte contemporanea temporanee ospitate presso gli uffici dello studio legale di Milano.

Dopo il successo della prima mostra “Lisa Ponti in dialogo con Gio Ponti e Francesco Vezzoli”, Withers Meets Art si apre oggi al suo secondo capitolo con l’esposizione “Panta Rei: Titina Maselli con un intervento di Flavio Favelli”, realizzata grazie alla collaborazione con le gallerie Massimo Minini e Francesca Minini. Il progetto non ha il solo scopo di fornire un servizio all’investimento, ma anche di generare nel tempo proficue sinergie e progetti collaterali virtuosi, come la creazione di cataloghi d’arte ed eventi dedicati, capaci di valorizzare l’immagine aziendale e la corporate social responsibility servendosi dell’arte quale veicolo valoriale».

E.S.: L’obiettivo di Withers Meets Art è la rappresentazione, attraverso delle scelte curatoriali precise, dei valori condivisi dall’azienda in un dialogo generazionale. Come avviene la scelta di quei valori, secondo quali criteri o suggestioni? E quali sono stati in concreto per “Lisa Ponti in dialogo con Gio Ponti e Francesco Vezzoli” e per la mostra in corso “Panta Rei, Titina Maselli con un intervento di Flavio Favelli”?

 

G.C.: «Il primo progetto dedicato a Lisa Ponti, artista di rilievo nella scena milanese, figlia di colui che è stato definito “il padre di tutti gli architetti italiani”, Gio Ponti, è stata l’occasione per dare risalto a valori quali la dimensione familiare, il supporto alla figura femminile e la valorizzazione della dimensione locale. Il secondo progetto, attualmente in mostra sempre nella nostra sede di Via Durini, “Panta Rei: Titina Maselli con un intervento di Flavio Favelli” pone al centro i concetti di dinamismo, talento e internazionalità, anch’essi fra i principi professionali ed etici sui quali fondiamo la nostra practice, in Italia e all’estero».

Gio Ponti: “Le gemelle”, è di una collezione privata, non è necessario indicare
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Credits foto: Massimiliano Stucchi /IPP

 

E.S: Come sono stati sviluppati e interpretati quei valori, attraverso la selezione degli artisti nelle due edizioni?

 

Jessica Tanghetti : «Il primario obiettivo del format “Withers Meets Art” è quello di creare contenuti culturali attraverso scelte curatoriali che ambiscono a non essere scontate, trasformando la trasposizione visuale di valori in atto di ricerca e scoperta. In questo contesto, la mostra “Lisa Ponti in dialogo con Gio Ponti e Francesco Vezzoli” ha voluto raffigurare i valori connessi al supporto della figura femminile grazie al ruolo centrale giocato da Lisa Ponti, presente nell’esposizione con 33 opere, affiancate da un lavoro di Gio Ponti e da uno di Francesco Vezzoli rappresentanti a loro volta soggetti femminili (Le Gemelle di Gio Ponti e  Portrait of Sophia Loren as the Muse of Antiquity (After Giorgio de Chirico) di Francesco Vezzoli).

Il tema della famiglia e del confronto generazionale è stato invece affrontato non solo grazie all’associazione alla famiglia Ponti, ma anche attraverso l’inclusione in mostra del dialogo con un artista di un’altra generazione, ovvero Francesco Vezzoli. Inoltre, gli artisti in mostra, seppur di profilo internazionale, sono accomunati dal forte legame con la città di Milano, contribuendo così alla rappresentazione della valorizzazione della dimensione locale, altro tema caro per Withers.

Il dinamismo è invece valore centrale nella mostra “Panta Rei: Titina Maselli con un intervento di Flavio Favelli”, ed è rappresentato dal lavoro dell’artista Titina Maselli che, mediante opere pittoriche raffiguranti sportivi in azione e ambienti metropolitani, offre chiari rimandi al concetto di movimento, grazie all’espressione di un innato talento che inquadra il lavoro di Titina Maselli in modo riconoscibile nel panorama artistico di riferimento.

In questo caso la dimensione spaziale si colloca a livello internazionale, sia grazie alla storia personale dell’artista, fatta di innumerevoli viaggi e trasferimenti, che dei soggetti figurativi urbani ricorrenti nel suo lavoro. A questi valori si ricollega poi il lavoro di Flavio Favelli, che, rappresentando uno degli artisti più influenti della propria generazione, si fa simbolo di talento italiano, anche in prospettiva internazionale».

Titina Maselli, Foot balleur, 1978, Acrylic on canvas, 129×97 cm, Courtesy Galleria Massimo Minini. Credits photo Massimiliano Stucchi /IPP

E.S.: Flash Art ha una rubrica dedicata all’Arte e Femminismi a dimostrazione di come sia necessario ristabilire un’equità, restituendo uno spazio all’universo artistico femminile. Penso alle mostre realizzate da voi in cui la scelta di artiste donne, e nel caso specifico di due figure importanti (ma a volte non così valorizzate dal sistema), non mi sembra casuale. E’ una conseguenza naturale considerando la presenza femminile nello studio? O ancora una scelta dettata da un’inclinazione professionale verso tematiche orientate alla tutela dei diritti delle donne? Può darsi che sia un’impressione, ma la sensazione è che ci sia una volontà di contribuire anche alla definizione di un ruolo che le donne si stanno costruendo nella società contemporanea?

 

G. C.: «A livello internazionale siamo da sempre molto attenti alle tematiche di diversity & inclusion: si tratta infatti di uno dei pochi studi strutturati in Italia con il maggior numero di donne a ricoprire ruoli di management, con una politica per cui non esiste alcun gender gap sia a livello di promozioni sia a livello remunerativo. Sicuramente il progetto relativo all’arte ci permette di dare ulteriore risalto a uno dei nostri principi fondamentali, ovvero la valorizzazione del talento femminile anche attraverso percorsi di carriera che incoraggino le donne a farsi strada nel proprio ambito professionale».

J.T.:  «La scelta di porre al centro del progetto espositivo una figura femminile è nata, specialmente con riferimento al primo episodio di Withers Meets Art, dall’importanza del valore di women empowerment per lo studio legale. Da un punto di vista curatoriale, si è voluto approfondire questo concetto, che non si limita meramente alla valorizzazione del ruolo della donna e alla tutela dei relativi diritti ma, in particolare, al voler rompere schemi e convenzioni sociali e situazionali che molto spesso hanno portato la figura femminile nell’ombra, specialmente nel mondo dell’arte. Da qui la scelta di Lisa Ponti che, seppur fosse un’artista poliedrica di indiscusso talento, è sempre stata innanzitutto la “figlia di” Gio Ponti e poi di Titina Maselli, nota più per la famiglia di appartenenza e le frequentazioni, che per il suo lavoro di altissima qualità. Withers Meets Art ha voluto mettere invece al centro il lavoro dell’artista, imputandone i tratti biografici a mero contorno, al fine di rendere giustizia all’arte, prima di tutto».

Titina Maselli, Grande cielo, 1967, Oil on canvas, 150x200cm, Courtesy Galleria Massimo Minini. Credits photo Massimiliano Stucchi /IPP

 

E.S.: Lo studio ha una lunga esperienza nella practise di Art Law. Secondo la sua esperienza quali sono i settori in cui riscontrate maggiore richiesta di consulenza (gestione e trasmissione delle collezioni, circolazione delle opere, aspetti fiscali, l’acquisto di opere immateriali…)?

G. C.: «Sicuramente tutti i settori elencati sono trattati dallo studio, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle problematiche che possono insorgere nell’ambito della trasmissione e del passaggio generazionale delle collezioni e dei pezzi d’arte tra membri di famiglie imprenditoriali italiane e High Net Worth Individuals. Fra i nostri clienti, inoltre, figurano importanti musei e gallerie d’arte».

 

E.S.: In conclusione vorrei farvi una domanda sul futuro: a lei avvocato chiedo se si immagina un giorno, la possibilità di costituire una collezione dello studio?

 

G. C.: «Il tema è senz’altro di grande interesse per noi, tanto che a dicembre abbiamo voluto ospitare un evento insieme a London Trade Art dedicato alle Corporate Art Collections. L’argomento, infatti, è più che mai attuale e ci ha fatto davvero piacere vedere l’ampia partecipazione e il forte interesse dimostrati dagli ospiti dell’incontro. Il talk è stato l’occasione per approfondire la relazione tra investimento e collezionismo all’interno delle aziende, tema del quale abbiamo parlato, fra gli altri, anche con Chiara Paolino, ricercatrice dell’Università Cattolica».

Flavio Favelli, Traliccio Tunisi, 2019. Assemblage of iron grill, 230×60×60 cm. Courtesy Galleria Francesca Minini. Credits photo Massimiliano Stucchi /IPP

 

E.S.: Da London Trade Art invece vorrei sapere se considerando la vostra presenza sul territorio londinese, quali prospettive si auspica pensando alla complessità delle interrelazioni tra arte e finanza, in vista delle congiunture economiche e politiche della Brexit?

 

F.C.: «Nonostante ritenga che sia ancora prematuro ipotizzare alcun tipo di scenario per i prossimi due anni, quando ovvero gli accordi su Brexit saranno maggiormente definiti, è pur vero che il clima di incertezza politica sta iniziando a ripercuotersi sul sistema di business inglese. Alcune istituzioni finanziarie, in particolare americane, hanno da subito spostato il loro centro di attività a Parigi per tutelarsi da ogni rischio in caso le negoziazioni ottengano un risultato negativo, soprattutto in merito alle passaportazioni (filiali) con sede a Londra, le quali, se dovessero perdere le loro autorizzazioni, dovranno affrontare un costoso processo burocratico.

Per quanto concerne il mercato dell’arte, l’influenza di Brexit si è ripercossa sui risultati d’asta sulla piazza di Londra che nel primo semestre 2019 hanno visto una decrescita, o perlomeno fase di arresto, per poi risollevarsi nel secondo semestre. Sul fronte artistico, lo scenario più atteso vede di certo l’incremento di costi di affitto, di concessione e di spedizione dei beni artistici da e per l’Inghilterra, con un aumento delle tasse di importazione dall’EU, ad oggi pari allo 0%. A causa di tale timore, già negli scorsi mesi, gallerie e musei con sede negli UK hanno anticipato la chiusura del programma espositivo per rimpatriare le opere in prestito all’estero ed evitare eventuali future sanzioni.

Precauzioni a parte, ritengo sia negli interessi di tutti gli attori coinvolti, per primi quelli inglesi, che detengono la seconda fetta di mercato dell’arte più grande al mondo proprio a Londra, quello di tutelare i vantaggi commerciali, doganali e di libera circolazione delle opere d’arte tramite legislazioni super partes e di supporto a un mercato sempre più globale e accessibile».