Esportazioni arte: riforma prossima al varo

La "Legge annuale per il mercato e la concorrenza" dovrebbe essere approvata entro le estate. Al suo interno un'importante modifica modifica al Codice dei Beni Culturali che porterà ad una semplificazione delle procedure per la circolazione internazionale dei beni culturali.
La "Legge annuale per il mercato e la concorrenza" dovrebbe essere approvata entro le estate. Al suo interno un'importante modifica al Codice dei Beni Culturali che porterà ad una semplificazione delle procedure per la circolazione internazionale dei beni culturali.
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Da questo autunno anche in Italia la circolazione internazionale dei beni culturali potrebbe divenire più semplice. E questo grazie all’imminente approvazione della Legge annuale per il mercato e la concorrenza (DDL 2085) che conterrà, all’articolo 53, una modifica al Codice dei Beni Culturali pensata proprio per semplificare le procedure al controllo della circolazione internazionale delle opere d’arte e degli oggetti d’antiquariato. Una riforma attesa da tempo sia dai Collezionisti italiani che dagli operatori di settore e che, finalmente, nel totale rispetto della tutela del Patrimonio italiano, modernizza il nostro sistema dell’arte regolato, fino ad oggi, da norme risalenti agli inizi del Novecento.

 

Una modifica attesa da anni

 

Le modifiche che saranno introdotte dall’articolo 53 andranno a modificare una normativa che risaliva addirittura al 1909. Norme che, specie in tempi recenti, hanno creato non pochi problemi allo sviluppo del mercato italiano dell’arte tanto da averlo reso “la maglia nera” del sistema internazionale dell’arte. Adesso, grazie ad un emendamento presentato il 5 aprile scorso dai senatori Pd Andrea Marcucci, Francesco Scalia, Camilla Fabbri e Linda Lanzillotta, ma scritto assieme agli uffici del ministro Dario Franceschini e caldeggiato da un gruppo di operatori che comprende i principali players del mercato dell’arte italiano, le cose potrebbero cambiare. (Leggi -> Arte e Diritto: Italia “Maglia Nera” del mercato internazionale).

Approvato l’8 giugno dalla Commissione Industria del Senato, l’emendamento (noto come Marcucci Ter) rappresenta, infatti, una piccola rivoluzione che potrebbe dare nuovo impulso al mercato del nostro Paese che sta lentamente uscendo da un periodo di grosse difficoltà. Tra le principali novità: l’introduzione della cosiddetta minimum treshold, la soglia minima di valore al di sopra della quale bisogna chiedere la licenza di esportazione. Con la modifica introdotta dal Marcucci Ter questa sarà fissata a 13.500 euro e le opere create da artisti “non più viventi e la cui esecuzione risalga ad oltre settant’anni fa”, con un valore non superiore a questa cifra, potranno circolare liberamente senza bisogno di autorizzazioni.

L’Avvocato Giuseppe Calabi dello studio legale CBM & Partners di Milano.

L’Avvocato Giuseppe Calabi dello studio legale CBM & Partners di Milano.

Una soglia «di valore molto bassa – mi spiega l’Avvocato Giuseppe Calabi dello studio legale CBM & Partners, portavoce del gruppo di operatori che hanno caldeggiato la riforma -. Il Governo poteva essere più coraggioso, ma purtroppo ci si è fermati al minimo previsto dal regolamento comunitario in materia. E questo ha lasciato un po’ di amaro in bocca a chi ha promosso e ha creduto nell’importanza di questa riforma, ma sicuramente è un primo passo importante». E per capire quanto sia bassa la minimum treshold introdotta in Italia, basti pensare alla legge appena approvata in Germania che, criticata come troppo restrittiva, ha posto la soglia minima a 300.000 euro. (Leggi -> Se gli Stati “tirano il freno” alle esportazioni d’arte).

Al di là di ciò, spiega ancora Calabi, «questa modifica al Codice dei Beni Culturali è un importante segnale di una volontà riformatrice che modernizza un sistema di norme in vigore da 107 anni, mettendo a confronto la tutela con la valorizzazione». E questo, è importante sottolinearlo, senza andare ad intaccare in alcun modo la tutela del nostro Patrimonio. Anche l’innalzamento della soglia per l’obbligo dell’autorizzazione all’uscita dal territorio nazionale da 50 a 70 anni, come previsto dall’Emendamento, ci pone infatti semplicemente in linea con un’Europa in cui tale limite è anche di 100 anni.

«Finalmente – prosegue l’avvocato – anche in Italia si inizia a capire che quello dell’arte è un sistema circolare in cui il mercato non è lontano dal mondo della produzione artistica e di cui i collezionisti sono parte integrante. Un mondo che comprende anche gli Istituti che consentono la fruizione pubblica. Tra tutti questi elementi c’è un legame inscindibile e continuare a considerarli come realtà in una situazione di costante conflitto non ha senso».

 

Un decreto del MIBACT detterà le regole

 

Dopo l’approvazione della Legge annuale per il mercato e la concorrenza – che dovrebbe avvenire entro l’estate – la palla passerà quindi al MIBACT che dovrà emanare un Decreto delegato per definire i criteri in forza dei quali un determinato bene culturale potrà o bloccato all’esportazione o notificato. «Parametri – spiega Calabi –  che oggi sono fissati da una vecchia circolare degli anni Cinquanta e che tutti, in primo luogo il Ministro Franceschini, ritengono debba essere aggiornati». «Il capo legislativo del MIBACT – prosegue l’avvocato –  vorrebbe già iniziare a lavorare a questo decreto durante l’estate. La nostra speranza è che si apra una vera e propria consultazione; un tavolo di lavoro nel quale siano rappresentati anche gli esponenti del mercato e non solo quelli Ministero, così da poter valutare tutte le problematiche esistenti». «Il Decreto delegato – conclude l’avv. Giuseppe Calabi –, sarà un documento fondamentale che dovrà anche definire cosa si intende per valore ai fini della soglia prevista. Le problematiche infatti sono diverse. Ad esempio: nel caso di un bene venduto all’asta dobbiamo far riferimento al prezzo di aggiudicazione al netto delle commissioni o al lordo? Oppure: se un bene viene offerto in asta all’estero e si decide che il valore dichiarato è una media tra la stima massima e la stima minima, cosa succede se viene aggiudicato per una cifra di molto superiore alla stima massima?  Tutte queste cose dovranno in qualche modo essere definite, altrimenti regnerà sempre il caos e l’incertezza e questo a scapito di tutti: del sistema di tutela, del mondo del collezionismo e del mercato in generale».

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