Ripartono le fiere: tra speranze e timori

Image courtesy the Javits Center and The Armory Show

A Marsiglia l’edizione 2021 di Art-O-Rama ha da pochi giorni aperto i battenti e, nelle prossime settimane, prenderanno il via la nostra Miart (17-19 settembre) e ArtBasel (24-26 settembre), tanto per citare i primi appuntamenti coi quali, in Europa, inizia a rimettersi in moto il “circo dell’arte” dopo la pausa estiva e, soprattutto, dopo il lungo silenzio determinato da pandemia e lockdown.

Tutte buone notizie per il mercato delle gallerie d’arte, quello che più ha sofferto in questo anno e mezzo, ma se la ripartenza sembra essere veramente alle porte, la nuova recrudescenza Covid-19 inizia a frenare qualche entusiasmo.

Poche nuvole, certo, ma che tornano ad offuscare il cielo. Arrivano da una New York dove, al Javits Center, fervono i preparativi per l’Armory Show (9-12 settembre), la prima grande fiera americana a riaprire dopo le chiusure passate.

La nuova ondata pandemica, infatti, sembra iniziare a mettere i bastoni fra le ruote della direttrice esecutiva della fiera, Nicole Berry, che intervistata da Zachary Small del New York Times dichiara: «Dobbiamo essere pronti a tutto. Stiamo organizzando questo evento e abbiamo un piano A, B, C, D ed E».

Un’affermazione che lascia trapelare una preoccupazione che, solo pochi mesi fa, era molto lontana con una Berry che, come ricorda Small, aveva in programma di aprire il suo evento quasi al completo, accogliendo migliaia di visitatori per ammirare le opere di circa 500 artisti presentate da più di 200 gallerie di 37 paesi.

Oggi, però, alla luce delle restrizioni ai viaggi internazionali che l’amministrazione Biden ha deciso di mantenere a causa dell’aumento dei casi di Covid, questa preoccupazione appare più che motivata, considerato che, a pochi giorni dall’inaugurazione, quasi un quarto delle 200 gallerie previste ha confermato solo la propria presenza online e che molti collezionisti internazionali non potranno prendere parte all’evento.

Complicazioni che, molto probabilmente, non mancheranno di creare qualche difficoltà anche da questa parte dell’Atlantico, con tanti collezionisti e consulenti che stanno in gran parte evitando i viaggi internazionali. E mentre da Marsiglia ci arrivano notizie rassicuranti, con la fiera Art-O-Rama che sta attirando un buon numero di visitatori e di collezionisti – esclusivamente europei – e i galleristi che si dicono molto soddisfatti, è notizia di pochi giorni fa l’annullamento dell’edizione 2021 della fiera di arte e design PAD London che avrebbe dovuto tenersi ad ottobre nella capitale inglese.

Anche in questo caso il motivo, dichiarato, è il continuo avanzare della variante Delta e la difficile situazione di viaggio tra il Regno Unito e la Francia. Frieze e Frieze Masters, invece, si terranno regolarmente come previsto dal 13 al 17 ottobre.  

Allo stesso tempo, come riporta Anna Brady su The Art Newspaper, anche ArtBasel potrebbe  avere qualche problema con i collezionisti e gli espositori che provengono da Paesi che non fanno parte dell’Unione Europea e dagli Stati Uniti.

«I visitatori extra UE – scrive, infatti, la giornalista –  dovranno richiedere il certificato svizzero Covid-19 prima di partecipare e, con alcuni vaccini non riconosciuti, alcuni dovranno fare dei test in loco».

Contemporaneamente, rende noto l’agenzia Reuter, il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti lunedì scorso hanno entrambi messo in guardia contro i viaggi in Svizzera a causa dell’aumento del numero di casi COVID-19 nel Paese.

Il tutto con il calendario delle fiere autunnali che, gonfiato dagli eventi posticipati, rischia quasi di esplodere e delle previsioni per l’autunno-inverno 2021 che, se non preoccupanti, certamente lasciano ampio spazio all’incertezza. Anche perché, come non si stancano di ripetere molti esperti, la situazione è strettamente legata al successo dei programmi di vaccinazione sia in Europa che nel mondo.

E su The Lancet, guardando proprio alla situazione europea, un gruppo di ricercatori scrive: «Nel complesso, il passaggio all’autunno e all’inverno rischia di essere problematico perché potrebbe essere necessario inasprire nuovamente le restrizioni per prevenire un rapido aumento del numero di casi». 

Tanta incertezza, ma anche speranza. Speranza che i tanti appuntamenti fieristici che si terranno questo autunno-inverno si possano svolgere serenamente, dando nuovo ossigeno al mercato delle gallerie.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che questi eventi – in tempi normali – generano un fatturato di oltre 16 miliardi di dollari e che le vendite realizzate in fiera o legate alla fiera, rappresentano, più o meno, tra il 30 e il 40% delle entrate annuali di una galleria (Fonte: The Art Market 2020)

Nel mondo pre-pandemico erano circa 365 le principali fiere d’arte circondate, a loro volta, da un’ampia costellazione di eventi collaterali. Di queste circa il 51% si tiene in Europa e un altro 18% negli Stati Uniti. Nel 2020 solo un 37% si è svolto normalmente, mentre il 2% ha optato per un evento ibrido o alternativo.

Per il 61%, invece, l’unica soluzione è stata la cancellazione dell’edizione 2020. Una situazione che ha contribuito a quella contrazione media del -20% che si è registrata nei fatturati delle gallerie di tutto il mondo al fine dello scorso anno (Fonte: The Art Market 2021).

 

Articolo aggiornato il: 02/09/2021