Grand Tour en Italie. L’arte della condivisione e del viaggio di ricerca trova casa a Palermo

Francesco Lauretta

In occasione di Manifesta, Palermo ospita in questi giorni la residenza d’artista itinerante Grand Tour en Italie, un progetto che coinvolge la città, gli artisti ed i visitatori all’interno di periodo di tempo molto concentrato, che va dal 6 al 16 settembre. Per chi di voi non avesse mai sentito menzionare Manifesta, si tratta di una fiera d’arte itinerante giunta ormai alla sua dodicesima edizione, che ogni biennio trova casa in un paese europeo differente, mettendo in gioco forze ed artisti provenienti da percorsi e paesi differenti su un tema comune. La Città di Palermo è stata selezionata dal comitato di Manifesta per la sua rilevanza su due argomenti che identificano l’Europa contemporanea: migrazione e condizioni climatiche. Eccezionale la durata dell’evento – inaugurato il 16 giugno, vedrà la sua conclusione il 4 novembre – ed eccezionali gli eventi collaterali ispirati alla tematica chiave della fiera, quanto mai sentita in questo particolare momento storico. (Leggi -> Diario Palermitano | Alla scoperta Manifesta 12)

Grand Tour en Italie non è da meno, trattandosi di un progetto molto articolato, messo a punto nei dettagli dalla curatrice Michela Eremita insieme a Susanna Ravelli al fine di seguire le rotte dei viaggi formativi che a fine Settecento portarono in Italia fra i più grandi intellettuali d’Europa. I lavori di ricerca di dieci artisti, selezionati in base al loro vissuto personale e creativo, vengono sviluppati in altrettanti giorni di ricerca e lavoro, ed esposti in corso d’opera nello spazio espositivo della residenza in Piazza Croce de’ Vespri 8. Contemporaneamente, essi realizzano altrettanti diari di viaggio, che verranno esposti nella biblioteca di Radiceterna Arte e Ambiente all’ Orto Botanico di Palermo ed in seguito, in una seconda fase di lavoro ancora da sviluppare, editati perché siano collezionabili.

Amedeo Martegani, unico artista fisicamente assente in questi giorni, ha capitanato l’avvio della residenza attraverso la sua immagine della Santa Lucia che accompagna Maura Banfo, Elena El Asmar, Stefano Graziani, Michele Guido, Sophie Ko, Francesco Lauretta, Valeria Manzi, Concetta Modica e Pierluigi Pusole, approdati in città il 6 settembre. Lo scopo del progetto per ognuno di loro sarà di implementare – oppure andare oltre – la propria ricerca artistica, cercando relazioni attinenti ai singoli lavori – dalla scultura di Concetta e le geometrie di Michele alle parole di Valeria, dai dipinti di Francesco e i disegni di Pierluigi alle polaroid di Maura – e potendo contare su un supporto legato al territorio.

Lo spazio espositivo e di lavoro ha preso forma intorno a tre concetti fondamentali: arte, migrazione e giardino. Gli artisti ci hanno spiegato meglio in che modo stanno approfondendo questi temi, raccontandoci in che modo si vive un Grand Tour a Palermo, un po’ da migranti, un po’ da filosofi.

Pierluigi Pusole è un pittore e come tale usa il colore, ma il suo alter ego, Ponte Corvo, è invece dedito al disegno a penna, un tratto che meglio si sposa con la natura visionaria delle sue raffigurazioni, in questo caso i Quattro Canti palermitani, sospesi in una sorta di vuoto come piccoli mondi a sé stanti, ma non solo “i Quattro Canti li ho visionati come quattro Stargate prima ancora di arrivare in città, ma una volta arrivato fisicamente a Palermo sono rimasto molto affascinato dal porto, dall’idea di architetture lineari, le navi, le piante… Mi interessa solo l’aspetto visionario, però riporto le caratteristiche principali di questi ambienti. Disegno a mano libera, tracciando solo una linea che mi permetta di evitare distorsioni, poi procedo senza sapere cosa succederà esattamente, partendo da un oggetto o un particolare riconoscibile a cui mi rifaccio fedelmente, per poi spaziare nel visionario.” Un capriccio contemporaneo, insomma.

Pierluigi Pusole, Quattro Canti palermitani

Pierluigi Pusole, Quattro Canti palermitani

Francesco Lauretta, pittore siciliano, ha lasciato la Sicilia tanti anni fa, un distacco che ha vissuto raccogliendo pensieri e ricordi in un diario particolare, due pagine scritte quotidianamente in un rituale che ne prevedeva la spedizione postale ad una persona, detentrice oggi di un vero archivio pluridecennale. Francesco ha scelto di compiere un percorso a ritroso, dal 2018 fino agli anni in cui ha lasciato la Sicilia, scegliendo arbitrariamente di recuperare tutte le lettere scritte il 21 marzo di ogni anno e di trascriverle nuovamente “Aggiungerò a questi fogli il diario del vissuto di questi giorni, traccerò disegni che anch’essi si rifanno ad un’abitudine dei miei pomeriggi a Ispica, quando mi dedicavo a dipingere, e vi saranno inserti botanici, come quelli che si conservano tra le pagine dei libri. Alla fine l’installazione si comporrà di circa una trentina di fogli, che verranno sistemati in una scatola di cartone, un richiamo alle valigie con cui si partiva una volta.”

Il lavoro di Michele Guido invece porta avanti una ricerca strutturata negli anni, incentrata sulle connessioni matematiche tra natura ed interventi umani, presentata sotto forma di eleganti fotografie in bianco e nero “Mi affascina in primis la forma delle piante, ed a seguire il rapporto tra scienza e natura legato alla geometria. Se prendi ad esempio una felce, ti accorgerai come la sua totalità sia data da moduli che si ripetono in proporzioni via via più grandi, e come lei vi sono molti vegetali da cui è possibile tirare fuori una struttura geometrica. Ho preso a modello una pianta che si trova nell’Orto Botanico di Palermo, la Ceiba Speciosa, la quale ha un tronco a forma di bottiglia coperto da spine. È una pianta sacra importata dal Sud America, una specie non autoctona, le cui spine hanno una relazione geometrica con le piramidi che si trovano in Messico. [..] Il mio lavoro – anche all’interno di questa residenza – sta andando sia verso una ricerca sulla modularità delle piante e sulla loro origine, sia sullo studio del rapporto tra struttura geometrica del vegetale e l’architettura.”

Una vista dei lavori di Maura Banfo

Una vista dei lavori di Maura Banfo

Maura Banfo lavora da anni con fotografia e scultura, ed in questo progetto si è fatta ispirare prevalentemente dall’idea di realizzare un cahier de voyage, una raccolta di segni ad inchiostro impressi con una piuma trovata girovagando per la città, arricchita in parallelo con le Polaroid scattate sempre lungo i chilometri di strada percorsa per i vicoli siciliani. “In qualche modo c’è un fil rouge tra questi segni e le immagini raccolte, così come per gli oggetti che sto collezionando… sarà tutto un divenire. Ad esempio, queste conchiglie le ho comprate questa mattina presto al mercato della marina, un’avventura incredibile: questa è fresca, chi l’ha scovata a 40 metri di profondità questa settimana l’ha portata a galla con il racconto di come sarebbe potuto morire pescandola.”

Quanto tempo è dedicato alla scoperta di Palermo e alla ricerca dell’ispirazione vivendo la capitale della cultura 2018 è a discrezione degli artisti. Nel caso di Valeria Manzi, che lavora con le parole, è un tempo prezioso. “Un passato da restauratrice e da appassionata di incisione, mi sono avvicinata gradualmente alla performance e alle parole, che a volte si traducono in immagini, permettendomi di giocare e di mantenere il lavoro aggiornato. In questo caso ho deciso di usare dei fogli di carta lucida, per alimenti, su cui ho iniziato a scrivere un po’ tutte le cose che mi restano in mente, che tornano, che mi hanno colpita. Gli stimoli sono tantissimi.”

Il modello di residenza itinerante messo a punto da Michela Eremita e Susanna Ravelli e il lavoro degli artisti sono documentati quotidianamente attraverso i social e per chi fosse a Palermo in questi giorni e fino a domenica in orario serale è possibile vedere gli sviluppi della ricerca e parlarne direttamente con loro negli spazi di Piazza Croce de’ Vespri 8.

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